Home FederATA-Informa Il dramma invisibile del Personale ATA per tutta l’estate.

Il dramma invisibile del Personale ATA per tutta l’estate.

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In questi giorni non si legge d’altro: le prime pagine dei giornali, i comunicati dei sindacati firmatari di contratto e le associazioni dei dirigenti scolastici sono un fiume di lacrime per l'”emergenza caldo” nelle scuole. Il focus? Gli Esami di Stato. Ci dicono che le commissioni soffrono, che le aule sono forni, che è disumano. Tutto verissimo, per carità.

Ma c’è un “piccolo” dettaglio che i sindacati di palazzo omettono sistematicamente: gli Esami di Stato sono un incarico temporaneo e, soprattutto, retribuito a parte. C’è un gettone, c’è una gratificazione economica per quel sudore. Finiti gli orali, si chiudono le valigie e si va in vacanza.

E poi? Anzi, e adesso? Le scuole si svuotano di studenti, ma non si chiudono. Ed è qui che cala il silenzio assordante su chi la scuola la tiene in piedi davvero: il Personale ATA. Assistenti Amministrativi, Assistenti Tecnici e Collaboratori Scolastici vengono letteralmente abbandonati nelle fornaci di cemento armato che chiamiamo istituti scolastici. Loro non hanno scappatoie, non hanno il “premio di produzione” per il caldo. Loro restano lì, da giugno fino a settembre inoltrato, a mandare avanti la baracca.

Lo sanno bene i colleghi delle città del Nord, incastrati in pianure senza un filo d’aria, o quelli dei centri urbani lontani dalle coste, dove l’afa non perdona e i muri delle scuole, vecchi di decenni, restituiscono tutto il calore accumulato. Lavorare in queste condizioni non è più un dovere, è un test di sopravvivenza quotidiano.

Il paradosso della pausa e l’illusione del “Benessere Organizzativo”

Ed è qui, in questo inferno dantesco fatto di uffici soffocanti, laboratori invivibili e corridoi roventi da pulire, che si consuma il capolavoro tragicomico della dirigenza scolastica.

Entriamo in un territorio quasi filosofico, degno del miglior Pirandello. Se un Assistente, un Tecnico o un Collaboratore, con la pressione sotto i tacchi e la vista annebbiata dai 38 gradi percepiti, osa prendersi una sacrosanta pausa caffè, o magari cerca di sedersi cinque minuti in un angolo dell’edificio leggermente più fresco per riprendere fiato, ecco che si materializzano il DSGA o il Dirigente Scolastico.

Con lo sguardo severo del guardiano del faro e l’etica del lavoro di un caporeparto dell’Ottocento, sono pronti a contestare la “pausa non autorizzata” o il “calo di produttività”. È un’esperienza mistica: chi dovrebbe essere il sommo garante del tuo benessere, diventa il tuo aguzzino climatico.

La Legge (il D.Lgs 81/08 sulla sicurezza, per intenderci) parla chiaro: il datore di lavoro deve garantire il Benessere Organizzativo e la salubrità degli ambienti. Ma la dirigenza scolastica italiana sembra aver abbracciato una nuova corrente filosofica, una sorta di Stoicismo Burocratico: il dipendente ATA deve trascendere la materia, ignorare la termodinamica, pulire, riparare e produrre scartoffie in uno stato di ascetismo termico.

È affascinante: il Dirigente (magari dal suo ufficio climatizzato, o comodamente in smart working) predica il benessere scritto sui manuali, ma nella pratica ti nega anche l’ossigeno. Ti chiedono efficienza mentre il cervello va in ebollizione, e se cerchi un minimo di sollievo, diventi il fannullone di turno. Un’ipocrisia istituzionalizzata che calpesta la dignità di chi lavora.

Mentre i sindacati firmatari guardano il dito (il caldo agli esami) per non vedere la luna (le condizioni disumane di lavoro per l’intera stagione estiva), noi non ci stiamo. Il caldo non fa sconti a nessuno, e la dignità del Personale ATA non va in vacanza. È ora di pretendere ambienti di lavoro sicuri e climatizzati: il sudore non è compreso nel nostro (magro) stipendio.

La Redazione di FederATA